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Da Andreotti all’eternità

Qualcosa oggi è più chiaro riguardo alla storia di questo Paese e alla concrezioni di mentalità che hanno portato alla situazione attuale. Questo sprazzo di luce, come il lampo di un faro che abbaglia e svanisce in un istante, ce lo regala Andreotti:  parlando di Giorgio Ambrosoli dice che “se l’era cercata”.

Siamo abituati a sentire questa frase uscire dalla pancia della cosiddetta gente che vale universalmente per la donne stuprata, per l’extracomunitario che si ribella alla schiavitù, per chi denuncia il pizzo o si oppone a qualche cricca criminale o “perbene”, per chi non soddisfa il padrone esponendosi alle sue vendette e ai suoi ricatti. Tutta gente che in fondo se la cerca.

Ma ascoltare la frase da quello che è stato considerato uno dei politici più sottili della lunghissima stagione democristiana, lascia allibiti. E non ha importanza se a 90 e passa anni, Andreotti non è più così lucido: anzi è proprio questo ciò che porta alla superficie quei pensieri subliminali, le pietre angolari di una visione del mondo tenute sempre accuratamente nascoste.

Così anche Ambrosoli con quell’assurdo vizio della legalità se l’è voluta. Frase che sa di baci mafiosi e di caffè avvelenati, ma che soprattutto rende chiarissimo tutto quello che è accaduto negli ultimi due decenni: il fallimento di mani pulite, il berlusconismo divenuto concrezione calcarea, la perdita di memoria come difesa dalla consapevolezza di essere ciò che non si vorrebbe, l’incapacità di reazione, l’impossibilità di pensare all’altro ieri e al dopodomani, prigionieri di un presente che avvilisce.

Insomma la calata in un cuore di tenebra piccolo borghese, capace di accettare ogni cosa e di non vergognarsi di nulla. Ma c’è il contrappasso in agguato: qualunque cosa accada, non c’è dubbio, ce la saremo voluta.

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