E’ vero, come dicono alcuni, che il berlusconismo corrompe e può rendere cattivi:  a me è capitato. Dico sul serio: l’altro giorno pensavo se non fosse il caso di proporre ai cavernicoli di Teheran uno scambio tra Sakineh e la Gelmini, anche se per la sola fustigazione. Magari la ministra ci andrebbe anche volentieri: chissà cosa capirebbe se le si proponesse di  provare il nerbo di bue.

Non ne posso più di vedere e sentire questi cialtroni, servi, personaggi ambigui, killer di verità che ci vengono proposti a sgranare il rosario silviesco. E non ne posso nemmeno più di personaggi come Fassino che si ostinano a pretendere una ritualità impeccabile nella chiesa ormai sconsacrata dell’Italia politica. Vabbè, calma chi fischia Schifani, ma lascia perdere i paragoni con lo squadrismo, altrimenti da cattivo quale sono diventato assieme a molti altri, sono portato a pensare  che tu viva in qualche casa di bambola oppure abbia una tale adorazione della casta da non accorgerti che il presidente del Senato è rientrato nel novero delle ambiguità inquietanti e dei misteri del regime.

Insomma questi manganellano tutti i giorni e non è possibile nemmeno un fischio? O vogliamo fare come in quella scenetta di Totò in cui un energumeno lo prende a schiaffi e pugni e lui non reagisce. Perchè? “Perché volevo sapere fino a che punto sarebbe arrivato”. Un’idea mi pare che adesso ce l’abbiamo.

Eppoi alla Festa o inviti Berlusconi oppure è inutile chiamare questi camerieri: cosa potranno mai dire se non appunto recitare il rosario del capo accompagnata dalla litania del “paga pro nobis”? E’ chiaro o no che non è come invitare Fanfani o Moro a una festa dell’Unità degli anni 70?

Oh, certo Schifani è la seconda carica dello Stato. Ma l’unica domanda che mi viene è se è a pallettoni.

Colpa di chi mi ha reso cattivo.