Lo so è un titolo volgare. Ma se questa odiosa parola è un segno di stupidità, arretratezza  e ipocrisia quando viene riferita ai gay, può essere recuperata ad altri ambiti, meno complessi, nei quali le connotazioni che l’accompagnano si realizzano mirabilmente.

Prendiamo l’incontro di stamattina tra la Cgil, gli altri tre sedicenti sindacati, Sacconi e Marchionne. Difficile definire in altro modo la lucida, quasi sconcia calata di braghe che si è realizzata. Come in una sorta di rapida seduzione da stazione ferroviaria le mosse sono ben conosciute dai protagonisti anche se non dagli astanti. La posta e l’audacia si alzano di minuto in minuto, ma la risposta è sempre si, con tutto il c..uore.

Ricordate? La storia è cominciata da meno di un anno. Marchionne incassati i soldi di Obama e ormai convinto di poter fare da solo (poi vederemo se non verrà a piangere col cappello in mano, ma questa è una soddisfazione rinviata nel tempo) dice che bisogna chiudere Termini Imerese e per vincere le resistenze sostiene di voler aumentare la produzione di auto in Italia. Naturalmente la risposta è si, si accomodi, anzi le siamo grati.

Poi arriva la storia di Pomigliano: la Polonia come l’intero mondo sa non è più ormai molto appetibile come luogo di delocalizzazione.  I salari sono poco sotto i livelli italiani, la dinamica di crescita è alta e la Fiat con la nuova Panda dovrebbe rinunciare alle sinergie con Ford e costruirsi un nuovo stabilimento. Ma Marchione sa con chi ha a che fare. Promette la Panda a Pomigliano in cambio però di minori paghe e diritti.  La Polonia complessivamente gli costerebbe di più. Il suo è un bluff di carta fatto per gente che ha già deciso di starci. E infatti la risposta infatti è si, si accomodi, dopotutto ci stiamo modernizzando.

E infine  la Serbia: Marchionne fa intendere che fuoriuscendo dal contratto nazionale potrebbe realizzare la nuova Topolino in Italia e non nel Paese balcanico. E’ una bugia grande come una casa, i piani sono pronti da due anni, la cosa praticamente ufficializzata. Ma tutti sono trepidanti, così ipocriti da far finta di crederci o così gonzi da crederci davvero e in pratica dicono di sì, purchè costruisca in Italia. Con gratitudine, naturalmente.

Oggi  un’altra escalation: all’incontro di Torino Marchionne ha detto chiaro e tondo che costruirà in Serbia il nuovo modello, ma che comunque la riduzione di salari e diritti è inevitabile per continuare a tenere qualche fabbrica in Italia. E naturalmente gli è arrivato il si di  quasi tutti, di tutti quelli che sono moderni ad oltranza,

In più ha fatto capire anche ai numerosi idioti presenti al tavolo che il raddoppio delle auto costruite in Italia è una pura favola: i piani dell’azienda dicono tutt’altro. Anzi dicono che ci sarà una delocalizzazione anche dell’indotto. E questo non perché Fiat  non ci guadagna, ma perché non ci guadagna abbastanza per i gusti dei suoi azionisti.

Tutto questo si sintetizza con l’immortale  frase di Ricucci : fare i froci col culo degli altri. Ed ecco il motivo del titolo. Ma di certo il Paese ha  bisogno di delocalizzare: i servi, gli incompetenti, i mentecatti che si fanno prendere in giro o comprare da uno col maglioncino. Quelli si che bisognerebbe spedirli in Serbia, possibilmente vestiti da albanesi.