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Il bugiardo col maglioncino

Ieri Sergio MarchionneCi fosse stata serietà da parte del sindacato, il riconoscimento dell’importanza del progetto, del lavoro che stiamo facendo e degli obiettivi da raggiungere con la certezza che abbiamo in Serbia, la L0 l’avremmo prodotta a Mirafiori. Fiat non può assumere rischi non necessari in merito ai suoi progetti sugli impianti italiani: dobbiamo essere in grado di produrre macchine senza incorrere in interruzioni dell’attività”.

30 Settembre 2008 , Sergio Marchionne

Marchione con Frattini e il premier serbo Mirko Cvetkovic alla firma dell'accordo nel settembre di due anni fa

Dopo quello in Polonia, l’avvio della produzione di automobili in Serbia «è un tassello fondamentale per lo sviluppo collettivo del gruppo Fiat e il più significativo in termini di potenziale: abbiamo aspettato un bel po’ di tempo per trovare un Paese che ci avrebbe ospitato», ha aggiunto Marchionne dopo l’annuncio ufficiale di investimenti che possono arrivare complessivamente a «circa 940 milioni di euro e oltre 4.700 dipendenti diretti nei tre stabilimenti». Il primo stabilimento è quello esistente: la joint venture vi investirà 700 milioni con un contributo del governo serbo di 200 milioni, che comprende un pagamento in contanti di 100 milioni, un prestito di 50 e altri contributi tra i quali esenzioni fiscali e programmi di formazione.

Sempre ieri è stato firmato anche un memorandum di intesa che riguarda Iveco e Magneti Marelli: con il Governo sarà esplorata la possibilità di creare due nuovi insediamenti produttivi nei business degli autobus e dei componenti per l’industria automotive: «Se anche queste due operazioni andranno in porto prevediamo di produrre 2.200 autobus l’anno e componenti e ricambi in plastica, sospensioni, sistemi di scarico e illuminazioni automotive sia per il mercato nazionale che per quelli esteri». Produzione che, sempre in base allo schema 70%-30%, sarebbe operativa entro il 2012.

La produzione della nuova utilitaria Fiat in Serbia era già nei piani Fiat bel prima dell’affaire con la Chrysler. Peccato che in tutta la stampa italiana tutto questo non compaia.

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