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Terremoto Bertolaso

Ora finalmente qualcuno comincia a sospettare che il terremoto de l’Aquila abbia un altro protagonista oltre al movimento della faglia abruzzese, un protagonista umano che corrisponde al nome di Bertolaso. Dopo mesi di scosse continue che avrebbero allarmato chiunque, il capo della Protezione civile prese drastiche precauzioni: purtroppo contro chi temeva in una scossa più forte.

Riporto qui un post scritto il 9 ottobre dell’anno scorso, in coincidenza con le prime timide ammissioni dello stesso Bertolaso.

Pare che il capo della Protezione civile, in una lettera privata al padre di una delle vittime del terremoto in Abruzzo, ammetta mancanze ufficialmente negate ed anzi affogate nel trionfalismo ufficiale. Molte vite potevano essere salvate, se solo si fosse fatta maggiore attenzione, se solo si fosse stati più prudenti. Questa la sostanza.


E tuttavia al di là di questi squarci nel buio della manomissioni mediatiche, rimane il fatto che sul terremoto c’è stata una completa e sospetta confusione di dati scientifici molto rassomigliante al magma di bugie e mezze verità su cui si fonda il metodo di governo che vediamo all’opera ogni giorno: nei dati che vengono giocati come pedine del monopoli, nei sondaggi di fantasia, nelle statistiche addomesticate.

Nella realtà trascinata a blaterare slogan.

Nel caso de L’Aquila si è giocato sull’uso di scale di misurazione diverse per mettere in corto circuito l’opinione pubblica e impedirle di giudicare in maniera razionale sia l’operato della Protezione civile, sia la quantificazione dei risarcimenti.

Si è detto che il terremoto era di 5,8 gradi della scala Richter, per evitare un risarcimento del 100 per cento dei danni, previsto per terremoti oltre il sesto grado.

Ma si è poi detto che in realtà la scossa distruttiva era di 6,3 gradi Richter, molto più forte (la Richter è una scala logaritmica, non aritmetica), per giustificare la scarsa preveggenza di Bertolaso & C: mettendo in campo un evento molto al di là della media rispetto allo sciame sismico in atto nella zona, è chiaro che la tesi dell’imprevedibilità acquista vigore.

La confusione è andata avanti per mesi e ancora oggi è evidente: questi due dati ballano a seconda della convenienza.

In realtà i 6,3 gradi non si riferiscono alla Richter, ma alla scala di magnitudo momento (Mw) che è quella generalmente usata da più di trent’anni.

Ancora un po’ di pazienza: in termini discorsivi la Richter misura l’intensità locale di un terremoto, mentre la Mw la quantità di energia implicata dal sisma.

E’ chiaro che le due misure, a seconda delle condizioni delle faglia, del territorio e della profondità dell’evento, possono perfettamente sovrapporsi o divergere anche di un bel po’.

Secondo il servizio sismologico americano che di certo è uno dei più avanzati al mondo e non ha interessi in un senso o nell’altro, la scossa del 6 aprile è stata dello stesso grado di intensità: 6,3 Richter ed MW.

Se prendiamo questo dato come base per la discussione vediamone gli effetti:

1) Gli abitanti de L’Aquila avrebbero diritto a un risarcimento tale del danno e non soltanto al cartongesso berlusconiano.

2) Gli esperti che hanno gravemente sottovalutato le energie in gioco nella zona de L’Aquila, invece di continuare a ripetere come un mantra il fatto che i terremoti non si possono prevedere, dovrebbero spiegare perchè abbiano dato pareri così tranquillizzanti in assenza di una rete di rilevazione locale, allestita peraltro solo dopo la tragedia. Dovrebbero cioè spiegarci ciò che si evince dalla lettera di Bertolaso: quanto nelle loro previsioni abbia giocato la scienza e quanto una volontà politica che consigliava, anzi imponeva la minimizzazione.

Mi rendo conto che tutto questo può apparire tecnico. Invece è politico perchè la deformazione sistematica della realtà è alla radice del metodo di governo Berlusconi: che sia il dato di un sismografo o l’ancheggiamento di una velina, tutto viene adattato e buttato nel calderone del consenso, reale o presunto che sia.

Tutto è confuso e fungibile come dietro un vetro appannato. E solo attraverso la scia di qualche goccia si può percepire più chiaramente ciò che avviene.

Peccato che spesso queste gocce siano lacrime.

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