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Douce France

La sinistra ai minimi termini, stracciata, risucchiata nella “modernità” di  Sarkozy e del suo blip blip mediatico. Il partito socialista, incapace ormai di parlare al centro, sostituito da forme di alternativa politica più decise e destinate a fare eternamente da opposizione.

Bene prendiamo tutte queste interessanti tesi di osservatori e politologi, soprattutto quelli più “moderni” e buttiamole là dove un potente getto d’acqua può trascinarle verso i fiumi e i depuratori.

La realtà è che la sconfitta dei socialisti nelle elezioni europee dell’anno scorso era addebitabile soprattutto al tentativo di Segolene Royale e dei suoi seguaci di inseguire Sarko sulla strada della politica mediatica, ammorbidendo e sterilizzando i contenuti di “sinistra”. Ora che al comando del partito c’è Martine Aubry, una militante di altri tempi, attenta ai valori e anche al rapporto diretto con gli elettori, tutto è cambiato. L’unica concessione all’immagine è stata una dieta che le ha fatto perdere qualche chiletto in più.

Così non solo alle regionali i socialisti sono diventati la prima formazione politica di Francia, ma non hanno nemmeno penalizzato eccessivamente le altre formazioni di sinistra che oggi, messe assieme costituiscono più del 50% dell’elettorato.

Vincere si può dunque, soprattutto se non si cerca di giocare sullo stesso piano dell’avversario introiettandone anche le linee d’azione. Se insomma si è se stessi.

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