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La parte lesa va di moda

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Adele Cappelli per il Simplicissimus

Alla fine di Milano Moda, la tendenza che sembra andare per la maggiore è quella de “l’irragionevole dubbio”, meglio se accompagnata dal ribaltamento del senso degli avvenimenti.

Presto fatto. Si è oggetto di indagine o più in generale oggetto di un eventuale giudizio? Nulla da temere per uscirne ingiudicati è sufficiente avviare la procedura de “l’irragionevole dubbio”, che consiste nel gioco di anticipo e nell’attaccare per primi facendo la voce grossa. Si è al centro di scandali e truffe con giro di soldi illeciti, magari in ruoli di grande responsabilità? Si scarichino le responsabilità su altri! Non c’è neanche bisogno di preoccuparsi delle eventuali conseguenze della legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle società per gli illeciti dei propri dipendenti, sarà sufficiente attivare “l’irragionevole dubbio”, dichiarandosi “ a prescindere” parte lesa, così che, oggettive responsabilità possano disperdersi nei meandri dei ricorsi e la 231, dove organi di controllo societari “controllano” senza però scoprire nulla e questo, secondo loro, è sufficiente per avviare il gioco delle parti dove la responsabilità come una palla rimbalza dal singolo alla società e viceversa, per finire poi nel “tempo della legge” e non vedere né giuste né, meno che mai, esemplari condanne.

Le sfumature cromatiche de “l’irragionevole dubbio”, di Milano Moda hanno trovato grande gradimento tra dirigenti e supermanager, tanto che alcuni capi sono stati personalizzati con scritte tipo “se c’ero non ho visto, e comunque non ho capito l’entità di quello che stava accadendo”, per realizzare così un capo valido per tutte le ore, di grande vestibilità che “consente” di star fuori da mattina a sera, ed anche oltre, grazie alla peculiarità di un tessuto gelatinoso a maglie larghe, garante di ottima vestibilità. Un capo che permette, a chi lo indossa, di esimersi da ogni senso di responsabilità nell’esercizio del proprio dovere gestionale o di supervisore responsabile.

E’ così che la moda tenta definitivamente di accantonare l’inclinazione, oramai stantia della ricerca delle responsabilità, tanto che, sempre grazie all’ “irragionevole dubbio”, può accadere che un Capo della Protezione Civile al sollevamento del coperchio della pentola, con conseguente riesumazione di una brodaglia rancida non fa una piega ed in maniera arrogante dice che, il non aver sentito l’immondo puzzo di marcio, non è sua responsabilità e che, quindi, per favore, non lo si distragga da cose ben più serie, come andare in giro per canali televisivi a raccontare quanto è stato bravo lui, salvo evitare accuratamente spiegazioni relative a come mai si è circondato di un manipolo di mercenari!  Ed ecco allora la trasformazione da ragionevole ad “irragionevole” e senza più alcun dubbio un cuoco che cucina male, avvelena i clienti, fa pagare un conto “salatissimo”, viene lodato e continua imperterrito a lavorare, come il nostro che è ancora lì a servire, mescolare e rimescolare e, con toni da grande chef e raffinato gourmet, pretende anche l’omertoso silenzio sull’uso dei prodotti tossici impiegati nella sua cucina.

Allineandosi allo stile de “l’irragionevole dubbio” unito al “prevenire è meglio” anche Fastweb e Telecom Sparkle si dichiarano “a prescindere” parte lesa nelle sedi legali predisposte. Secondo una strategia già sperimentata, in occasione dello scandalo delle intercettazioni, Telecom, come in un déjà vu, prova a ripercorrere la stessa strada, nonostante già condannata, con Pirelli, al risarcimento di sette milioni di euro, per il disguido Tavaroli&C. …Pardon! Non risarcimento ma, secondo il fantastico esercizio del ribaltamento del senso, contributo volontario. Il Processo? Mah!

Attaccare, prima di essere tirati in ballo, per creare “l’irragionevole dubbio” diventa così una vera manna per confondere i piani nel tentativo di far apparire manager senza scrupoli e dirigenti super pagati candidi agnellini ignari, incapaci di accorgersi di mega truffe ai danni dello stato e dei cittadini. “L’irragionevole dubbio” poi è flessibile, si presta anche alla strumentalizzazione della forza lavoro di un’azienda a scopo intimidatorio.  Così Fastweb, nella persona del suo amministratore delegato, inviato in missione aziendale in ogni angolo dell’etere, è pronta a ribadire, come in un mantra, che “Fastweb è un’azienda sana, un’azienda che non commette reati che vive della sua reputazione (…) siamo sul mercato, famiglie, piccole e grandi aziende, pubbliche amministrazioni (…) 3500 i dipendenti, 8000 le persone che lavorano a tempo pieno fuori per Fastweb, 1 milione ed 800 mila clienti”, ed il traduttore simultaneo di cervelli non ingessati, immediatamente traduce in “siamo una grande forza lavoro e non mi potete farci nulla, indipendentemente dagli eventuali reati commessi, altrimenti migliaia di persone faranno la fame in un momento economicamente così difficile e poi siamo quotati in borsa!”.

Eccoci dunque testimoni dell’uso de “l’irragionevole dubbio” come tendenza processuale, relazionale, sociale, inclinazione che tutto affida ad una proposta di metodo: spostare e ribaltare i termini delle questioni per confondere e far perdere di vista l’essenziale.

Un’ultima annotazione. “L’irragionevole dubbio” deve però essere supportato anche da una mistificazione lessicale. Ad esempio se si dice “prescrizione” si deve intende “assoluzione”, e la cosa potrebbe essere ancora più efficace, subordinando la dimostrazione di innocenza o colpevolezza al concetto di tempo. E ancora, grazie soltanto a “l’irragionevole dubbio” è possibile comprendere come mai un “prescritto” che si vuol far passare a tutti i costi per “l’innocente” può contemporaneamente uscire da un processo senza una condanna, solo perché “prescritto”, ed essere invece condannato dal tribunale a risarcire alla Presidenza del Consiglio,  250 mila euro, sulla base delle stesse vicende processuali.

Ecco allora che si può apprezzare tutta la stravagante vestibilità dell ‘irragionevole dubbio”

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