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Piazza di Popolo

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Ormai ci siamo, il 27 è vicino, la seconda manifestazione del popolo viola proprio in queste ore vive le ore inquiete, ma anche esaltanti della vigilia. Non sarà massiccia come la prima, ma sempre numerosa ed entusiasta nonostante le faglie che si sono già create all’interno del movimento, secondo vizi e consuetudini tutte ìtaliane.

Però nel deserto di idee, di progetti e di spinte che si è fatto ancora più arido e spinoso in vista delle amministrative, nel deserto dove sopravvivono rigogliosi solo apparati e la manifestazione di Piazza del Popolo e le altre correlate un po’ in tutta il tutto il Paese costituiscono uno dei pochissimi fatti autenticamente politici che si vedono in giro.

Ma ci crederete? Già si comincia a ripetere il ritornello ottuso e svagato dell’antipolitica, come se scendere in piazza, parlare, stare fisicamente insieme, resistere e ribellarsi a questa Italia, sia un’espressione solo di rabbia e di ingenuità.  Non nasca da una visione diversa sulla realtà e sul futuro del Paese, ma sia soltanto un umore e malumore.

Certo visto il vaso di Pandora che si è scoperchiato sulla politica del fare e visitato il mercatino della politica politicante di molta opposizione, verrebbe da gridare che è sì, finalmente è antipolitica. Ma bisogna resistere alla tentazione e testimoniare invece l’evidenza: che l’antipolitica sono stati proprio i 15 anni di “emergenza” continua che hanno messo in ginocchio il Paese rubandogli cuore e intelligenza. Un tempo in cui si è vissuti in una specie di presente imperfetto, senza voglia e capacità di progettare. Smantellando invece di costruire.

Che dicano, questi sottili censori, scettici, cinici e abituati a trattare con le cose che “contano”.  E a dire sempre le stesse cose come per un sortilegio. il loro tramonto si tinge di viola.

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